| Behind the mask: the rise of Leslie Vernon |
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Trama: Leslie Vernon è un giovane ragazzo con un sogno...diventare un serial killer! Per farlo dovrà però preparasi duramente seguendo gli insegnamenti di miti come Jason Voorhees o Fred Krueger e del suo maestro di vita, anche lui ex- serial killer.Nella sua strada sarà però accompagnata da una troupe televisiva che filmerà ogni suo passo con lo scopo di realizzare un documentario sul fenomeno del serial killing, almeno finchè non si troveranno a dover fare una scelta, continuare a filmare o impedire a Leslie di uccidere? All’inizio fu Wes Craven a dare all’horror la “autocoscienza”, prima con “Nightmare 7 –nuovo incubo” poi con “Scream” che sarebbe andato a influenzare il genere per gli anni avvenire. “Behind the mask” segue questo percorso ed arriva al livello successivo, se in “Scream” gli slasher che hanno fatto storia era solo film, qui diventano realtà. Michael Myers, Freddy Krueger e Jason Voorhees non sono protagonisti di film ma serial killers realmente esistiti che, grazie alla loro bravura nel fare “il loro mestiere”, sono stati elevati a leggende. Leslie Vernon cerca di seguirne le orme e lo fa davanti ad una videocamera a mano. Il film riprende qui la forma della first person camera che grande successo stà avendo ultimamente, basti pensare a “Rec” o “Cloverfield”, e la unisce a quella del mockumentary, ovvero il film strutturato come un documentario. Nella seconda parte il film assume invece connotati più standard. Vernon non stà davanti alla talecamera per pure caso, come avviene appunto negli esempi sopracitati, ma lo fà per dare una testimonianza di quella che è la vita del serial killer, svelandone i segreti che gli altri slasher ci avevano tenuti nascosti. Vi siete mai chiesti come fà un assassino a sbucare sempre davanti all vittima nonostante lei corra e lui, apparentemente, cammini? O come fa a rialzarsi indenne dopo colpi anche brutali? Il film ce lo spiega e lo fa in modo incredibilmente esauriente e realistico, ed è qui che stà sia il suo più grande pregio che difetto. Per chi ha una cultura degli horror abbastanza buona, sarà divertente scovare le citazioni ai film che hanno fatto la storia e vedere come i clichè del genere vengono esaminati, vivisezionati e spiegati togliendo loro qualsiasi aura sovrannaturale, oppure vedere Robert Englud, volto storico di Freddy Krueger, vestire qui i panni dell’eroe di turno. Per i meno avvezzi la cosa potrebbe sembrare soltanto il documetario di un tipo che spiega come si ammazza la gente, e non è così. Nella seconda metà, Vernon mette in atto il massacro per cui si era preparato, i perde la first person camera e il film diventa un banale slasher dove tutti i clichè del genere sono presenti e dove l’unico vero colpo di scena è così palese che non coglie nemmeno di sorpresa, in effetti la seconda parte è la più debole dell’intera pellicola, ma riesce comunque a non annoiare per via dell sua breve durata e anche perchè ben realizzata. Cast e regia si dimostrano all’altezza dell’opera, sopratutto il protagonista Nathan Baesel che riesce a creare un killer al contempo umano nella sua vita di tutti i giorni e freddo e spietato nell’esercizio del suo “mestiere”. La protagonista femminile, Angela Goethals, riesce bene nel ruolo di gionrnalista sempre attenta ed interessata ad ogni dettaglio che mai, fino alla fine, si fà sconvolgere da ciò che Vernon è, ossia un assassino. Englund meritava forse più spazio. “Behind the mask: the rise of Leslie Vernon” è un horror innovativo, come mai se ne erano fatti prima, che non ha l’intento di spaventare ne di disgustare il pubblico ma semplicemente di interessarlo giocando con le regole di un genere fin troppo statico e finendo per divertire l’appassionato più che il novizio. E mi raccomando, non perdetevi i titoli di coda! Livello violenza: 2/6 Livello Splatter: 1/6 Livello paura: 1/6
Voto finale:
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