| M - il mostro di Dusseldorf |
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Trama: La città di Düsseldorf è terrorizzata dai crimini compiuti da un misterioso maniaco che violenta ed uccide le bambine. La stampa genera la regola del sospetto per la quale ognuno potrebbe essere il mostro e tutti iniziano a sospettare di tutti. La polizia fa il possibile ma non riesce ad approdare a nulla se non scatenare la rabbia della criminalità che viene vessata dalle continue retate finalizzate a trovare il manaico. Le Organizzazioni Unite del crimine decidono che devono trovare il mostro prima che questa situazione inizi a diventare un grave impedimento per i loro affari. In questo si fanno dare una mano dall' Organizzazione dei mendicanti, che alla fine riuscirà ad individuare il colpevole e a portarlo di fronte ad un tribunale "speciale".
Titolo originale: M - Eine Stadt sucht einen Mörder Paese: Germania - Anno: 1931 - Durata: 117' Regia: Fritz Lang Cast: Peter Lorre, Ellen Widmann, Inge Landgut, Otto Wernicke
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Lo spettatore moderno che si accosta a questo film senza sapere cosa stà per guardare potrebbe trovarsi spiazzato in due modi opposti, il primo è che questo film viene da molti considerato horror ma per i canoni moderni di horror non ha nulla, il secondo è che nonostante i suoi quasi ottatant’anni riesce a coinvolgere senza mostrare i segni del tempo passato.M – il mostro di Dusseldorf è la prima opera sonora del regista Fritz Lang, già conosciuto nel muto per un capolavoro quale “Metropolis”, che è principalmente una crime story ancora più che un horror o un thriller. Il regista parla di un tema sempre attuale, quello del serial killer e in particolare di un assassino di bambine. Lang ci illustra il primo ed unico omicidio poco dopo l’inizio del film, lo fà in modo indiretto, con una palla che rotola via fra l’erba e un palloncino che vola in aria. Il giorno dopo i giornali danno la notizia del ritrovamento del cadavere di un’altra vittima. Nonostante il film ruoti attorno all’assassino, questi occupa per ben poco tempo lo schermo lasciando il palco alla polizia incapace di trovare l’assassino e alla popolazione in preda al panico. Proprio quest’ultima da vità a situazioni al limite del comico che stemperano l’atmosfera drammatica senza però finire nel ridicolo ne minarla pesantemente. In un secondo momento, alla polizia si aggiunge un altro protagonista e cioè il crimine organizzato. Il mostro infatti stà guastando i piani della malavita la cui reputazione viene infangata dai suoi crimini e i cui affari sono ostacolati dalle continue ronde della polizia a cacchia del mostro. In una, lunga, sequenza, polizia e crimine organizzato vengono messi sullo stesso piano. Due riunioni dei massimi vertici delle rispettive organizzazioni, da una parte legalità da l’altra criminalità, da una parte la giustizia della legge dall’altra chi vuole farsi giustizia da solo. Lang si sposta da una riunione all’altra con rapidi cambi di luogo, senza mai risultare fastidioso e anzi riuscendo a rendere tutto ancor più interessante e anche divertente, e sottolineando al meglio gli obiettivi comuni dei due schieramenti e le differenze per raggiungerli. Contrariamente a come potrebbe sembrare logico, Lang non ci tiene sulle spine per sapere chi è l’assassino, del resto avrebbe poco senso, l’assassino non deve essere per forza qualcuno coinvolto nella trama e legato ai personaggi che uccide, l’assassino e in mezzo alla folla, un volto tra mille, tenerlo nascosto e svelarlo alla fine non avrebbe dato nessuna soddisfazione allo spettare. Il mostro ci viene dunque mostrato in faccia durante una sequenza in cui una voce dalla radio traccia il profilo psicologico dell’assassino e questi se ne stà davanti ad uno specchio, torcendosi all’ingiù i lati della bocca con le dita per cercare di vedere in se stesso il mostro che la gente lo accusa di essere. Senza questo accorgimento il mostro ha il viso tondo, gli occhi grandi, il fisico paffuto, in una parola è un uomo comune.
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Nell’epilogo del film, il mostro, che fino ad ora aveva parlato solo in qualche rara occasione con frasi di poco conto, da invece sfogo a tutto ciò che sente dentro, nel tentativo di discolparsi davanti ad una giuria di ladri, assassini e stupratori. Ciò che fà non lo fà in quanto, capace di scegliere tra bene e male, decide di seguire quest’ultimo, no. Lo fà in quanto ossessionato da voci incessanti nella sua testa che lo spingono ad uccidere, come egli stesso dice non è possibile spiegarlo, fa semplicemente parte della sua natura, e lui non ne ha colpa. Tra la giuria, alcuni criminali lo guardano con indifferenza, altri annuiscono, forse questi ultimi riescono a comprenderlo perchè tormentati da demoni simili. Ed è questo che il film ci spinge a fare, non giudicare M, ne perdonarlo, solo di riuscire a capirlo, capire il suo dramma, capire la sua natura. Se questo è l’intento, la missione è compiuta. Altri aspetti sono degni di nota in questa opera, a partire dalla recitazione superba dei massimi esponenti di mala e polizia fino alla performance finale di Lorre nella parte dell’assassino, ma ogni complimento è superfluo, per descrivere questo film basta una parola. Capolavoro Livello Violenza: 0/6 Livello Splatter: 0/6 Livello Paura: 0/6 Voto Finale: Tags:
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