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Intervista: paranormal Activity Stampa E-mail

paranormal activityTrama del film Paranormal Activity: Katie e Micah sono una giovane coppia, da poco trasferitasi in un appartamento suburbano, che inzia ad essere disturbata da qualcosa nel bel mezzo della notte. Qualcosa che potrebbe essere paranormale. Un esperto del settore viene consultato, e gli rivela che quello che li tormenta non è un semplice fantasma, ma un demone che si ciba di energie negative. Micah decide allora di piazzare una videocamera nella loro stanza da letto per vedere quello che accade mentre dormono, scoprendo realtà inquietanti.

Faceva i videogiochi. Ma ora Mister Oren Peli ha deciso di giocare un’altra partita. Trentanove anni, israeliano espatriato in Usa a 19 anni, Peli è il regista di Paranormal Activity, la pellicola che ha terrorizzato Steven Spielberg. Costato 15 mila dollari, l’horror su una coppia assediata in casa propria da un demone pestifero, ha incassato ad oggi 110 milioni di dollari nei soli Stati Uniti. Oren Peli ha girato l’horror nella sua casa. Da venerdì 5 febbraio entrerà nei nostri cinema grazie alla FilmAuro.

Quali erano gli horror che la impressionavano da ragazzino?
«Rimasi scioccato da L’esorcista e Rosemary’s Baby. Questo non vuol dire che li amassi particolarmente. Recentemente ho trovato fantastici Il sesto senso e Blair Witch Project».
Il suo film parla di demoni che ci tormentano nelle nostre case. Lei crede nel paranormale?
«Sono molto scettico. Ho bisogno di prove. C’è da dire che al di là di una mia fede o meno nei confronti del concetto che un’entità malvagia possa abitare in casa mia, l’idea sicuramente mi terrorizza».

Come è possibile che un ingegnere elettronico diventi grande regista a 39 anni senza aver studiato in una scuola di cinema o aver lavorato sui set?
«Non lo so! Ho sempre amato il cinema ma da lontano. Ero un fan. Era una fantasia. La carriera cinematografica è lunga e irta di ostacoli. Dopo aver visto Blair Witch Project e Open Water, due ottimi film di successo realizzati con niente, ho pensato che con l’idea giusta avrei potuto farcela anch’io».
E lo stile?
«L’ho imparato vedendo i film. Ho copiato i maestri».
Perché la sua casa è diventata la nostra casa degli incubi?
«Forse perché il mio appartamento può rappresentare l’appartamento ordinario di qualsiasi persona. E’ una casa standard. Non è un castello antico. Non ho scelto una location specifica. Dopo Lo squalo di Spielberg la gente diceva: “Non farò più il bagno nell’oceano”. Dopo Blair Witch Project: “Non andrò più a fare una passeggiata nei boschi”. Con il mio film, però, non puoi dire: “Stasera non tornerò a dormire a casa mia!”. Il luogo del mio film non è un luogo che puoi evitare. E’ la nostra casa».
Per quanto riguarda la coppia protagonista, lei da che parte sta? La donna vittima o l’uomo iperprotettivo?
«Ho voluto lasciare la scelta allo spettatore. La cosa divertente è che molti se la prendono con lui giudicandolo un idiota che con la sua ossessione di riprendere con le videocamere la presenza del demone peggiora la situazione. Altri dicono che è lei la colpevole di tutto, con i suoi isterismi e nevrosi».
Spielberg l’ha convinta a cambiare il finale, vero?
«Dopo aver comprato il film e aver deciso di non farne un remake ma di farlo uscire in sala così com’era, Spielberg mi ha suggerito un finale alternativo nettamente migliore rispetto al mio».
Sarà regista per tutta la vita?
«Ci proverò con tutte le mie forze».

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marco (Registered) 2010-01-31 18:55:54

grz
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